
Il risveglio arriva morbido quest'oggi, complice l'ottima sistemazione trovata per la notte, senz'altro più comoda che la macchina. Ripieghiamo casa e ci mettiamo in marcia, portandoci subito verso il “centro” di Alta per fare provviste per la giornata. Da quà all'arrivo infatti non troveremo granché, quindi è cosa saggia premunirsi: biscotti, yogurt, ormai immancabile salmone, pane e insalatina possono essere sufficienti per trascorrere la giornata. Dopo aver fatto provviste, ci diamo la carica con la solita nutriente colazione (quest'oggi addirittura arricchita con un bel muffin) e si parte. Per una novantina di Km si sale senza incontrare anima viva; siamo lontani dalla costa, e intorno a noi solamente “alberi tristi” ci fanno compagnia. A Skaidi lasciamo alla nostra sinistra la deviazione per Hammerfest e proseguiamo sulla E6, che presto diventerà E69. Torniamo a costeggiare il fiordo nella nostra marcia di avvicinamento all'isola di Mageroya, che raggiungiamo attraversando un tunnel che porta fino a 200 metri sotto il livello del mare (e tanto ingegno civile viene fatto pagare, e neanche bruscolini...). Entrati nell'isola di Mageroya, i paesaggi cambiano bruscamente. Prima la strada è intagliata direttamente nella montagna che scende a picco sul mare, poi si aprono ampi spazi verdi dove è facile vedere qualche renna fare capolino ai lati della carreggiata o consumare il suo pasto poco distante, poi ancora si apre qualche piccola insenatura di spiaggia bianchissima e un mare incredibilmente limpido e azzurro fà capolino... In questo susseguirsi di paesaggi, sotto un cielo nuvoloso ma che non ci fà comunque disperare, giungiamo ad Honningsvàg, ultimo centro prima dell'agognata falesia. Qui facciamo una passeggiata lungo il porticciolo e lungo la via del centro, e consumiamo il nostro pranzo sulle panchine che abbondano qui come in ogni località norvegese. Ripartiamo da Honningvàg baldanzosi per percorrere gli ultimi 35 Km, ed appena tornati sulla strada principale, ecco che le cose iniziano a cambiare. Cambiano i paesaggi intorno a noi, che ormai sono solamente ampi spazi verdi e rocciosi, e soprattutto cambia il tempo; una fitta pioggerellina inizia a scendere, il vento fischia sempre più forte e soprattutto le nuvole si addensano sempre più. In men che non si dica sembra di essere nella più classica nebbia pavese di inizio novembre, con visibilità a 50 metri scarsi. Percorriamo in questo ambiente quasi apocalittico gli ultimi chilometri, rinunciando per forza di cose alla passeggiata che poteva portarci verso il Knivskjelodden (vero punto più a Nord dell'Europa continentale), e senza quasi rendercene conto arriviamo alla meta, avendo macinato dal nostro punto di partenza la bellezza di 2566 km. Altro biglietto d'ingresso (già, si paga anche per arrivare in capo al continente...se vogliamo vedere il lato positivo siamo riusciti a far credere di essere studenti, quindi abbiamo risparmiato un po'), e presi un po' dallo sconforto scendiamo dalla macchina, subito investiti da pioggia e vento, guardandoci intorno smarriti per capire come muoverci nella nebbia. Lo scenario purtroppo è ben diverso da quello che avremmo sperato di trovare: non si vede a 10 metri, piove e il vento soffia tagliente come una lama. Facciamo un primo giro sulla falesia e scattiamo qualche foto giusto per rendere ai posteri l'idea di quello che ci troviamo davanti, poi ahinoi rientriamo nel triste centro commerciale che fà da cornice a questo spettacolo naturale. Negozi di souvenirs, bar, ristornati popolano quello che è un centro commerciale in piena regola anche qua, ai confini della terraferma. Cerchiamo come possibile di passare il tempo, nella speranza che il meteo cambi; ci ritiriamo per un po' in macchina a rifocillarci con yogurt e biscotti, e poco dopo il nostro ritorno sulla falesia qualcosa sembra per un attimo cambiare. Le nuvole iniziano ad aprirsi, si riesce addirittura a vedere il mare davanti a noi, così come la terra circostante...allora qualcosa dietro le nuvole esiste davvero...!! Approfittiamo di questo momento di grazia per scattare qualche foto un po' più sensata, e ci ritiriamo in macchina per consumare la nostra frugale cena a base di pane, companatico e l'ormai immancabile salmone, speranzosi che nel frattempo le nuvole di diradino definitivamente. Purtroppo però il nostro desiderio non viene accontentato, e le nuvole invece che diradarsi tornano a farsi fitte, col risultato che la visibilità è ancora vicina allo zero tondo, il tutto sempre contornato da vento e pioggia. Non ci resta che tirar tardi per questa sera, fra continui vai e vieni per il centro commerciale, attendere di vedere la “nebbia di mezzanotte” e documentare con tanto di filmato autentico questo momento (insieme a orde inferocite di turisti mordi e fuggi, che alle 23 in punto sbarcano da decine e decine di pullman che provenienti da chissàdove), passare la notte nel nostro monolocale appartato nel parcheggio insieme a camperisti che adottano la nostra stessa tecnica (ok, probabilmente stando un po' più comodi) e sperare che domattina la situazione sia un po' migliorata. Ma soprattutto, non ci resta che sperare di riuscire a dormire in questa landa in cui il freddo la fà da padrone.
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