venerdì 25 luglio 2008

DAY 4, Lunedì 21 luglio: Via col vento.

La notte è come se non fosse passata: il traghetto che doveva originariamente partire alle 00.45 in realtà partirà con più di due ore di ritardo, il che ci vale quattro ore e mezza di smaronaento sulla banchina del porto. Se non altro partecipiamo al tramonto che non c'è, assistendo al sole che si nasconde dietro le colline per neanche un'ora prima di tornare a fare capolino.
Una volta a bordo ci sistemiamo come meglio possiamo, ed in un paio d'ore sbarchiamo a Moskenes, nella parte meridionale delle isole Lofoten. Rintronati come non mai (o forse come sempre...) cerchiamo un angolo dove concederci ancora un paio d'ore di sonno, prima di iniziare la giornata per davvero.
Al “risveglio” ci accoglie uno splendido sole, così non perdiamo tempo e ci dirigiamo subito verso il minuscolo villaggio di Å, costituito da una manciata di vecchie casette rosse dei pescatori di merluzzo, conservate come un tempo ed ora utilizzate come alloggi per turisti. Dopo aver passeggiato con tranquillità per le viuzze dei paesello, dove il tempo sembra veramente essersi fermato, ci rendiamo conto che uno dei due viggiatori (Luco per la precisione) è ancora fra le braccia di Morfeo così la successiva tappa ha lo scopo di svegliare la compagine, quindi colazione... Solo che in questi luoghi ameni non è conosciuto il caffè, quindi ci dobbiamo accontentare di un salutare succo d'arancia... Ritemprati anche nel corpo continuiamo la marcia che ci porterà a risalire le isole Lofoten da sud verso nord. Tutta la strada è un susseguirsi di scorci imperdibili che necessitano di essere immortalati, così la marcia procede lentamente fino a Reine dove ad attenderci c'è un vento che sembra d'essere a Trireste, e che ci accompagnerà fedelmente per tutta la giornata. Come per la maggior parte dei piccoli paesi delle Lofoten, anche a Reine la fibrillante vita di paese è concentrata tutta intorno al porto (con annesso l'immancabile benzinaio, ufficio postale, banca e contorni vari...). Il tempo di unirci alla fibrillazione e poi di nuovo on the road. Fra saliscendi continui e su strade contese fra i fiordi da una parte e da scosese pareti dall'altra, arriviamo a Sakrisoy dove si dice si nasconda un rinomato mercato del pesce....come non approfittarne...? Entriamo titubati, ma Luco non ha dubbi: oggi finalmente Moby Dick entrerà nel suo panino... E così è...usciamo con due freschi panini che consumiamo poco dopo ammirando il panorama sempre incantevole; Moby sembra non essere così male, e nonostante una sorta di “timore riverenziale” nei suoi confronti, si fa mangiare volentieri.
Fra continue soste per non perdere ogni angolo nascosto (splendida la spiaggia di Ramberg, fatta di spiaggia bianchissima e mare cristallino...come la Sardegna ma senza Briatore, senza yacht e con 20 gradi di meno...) ci addentriamo in un altro antico villaggio di pescatori di merluzzo, quello di Nosfjord, Qui la pesca è praticata tutt'ora, ed è incredibile vedere la quantità di baccalà accatastati ormai essiccati...quanto è incredibile immaginare l'odore che emanano... Il vento comincia a farsi insopportabile in questo paesino proteso verso il fiordo, così torniamo in marcia e con uno degli ormai usuali ponti ad arcata incredibilmente alta (chi mi sa dire perché vince un merluzzo...) approdiamo alla terza delle isole Lofoten, e alla cittadina di Leknes. Qui ci fermiamo non perché ci sia nulla di particolare ed imperdibile, ma piuttosto perché è l'ora della merenda. La città infatti vanta un miriade di supermercati e centri commerciali rispetto all'esiguo numero di abitanti (cominciamo a pensare che fare la spesa sia una delle maggiori attività di interesse e divertimento per i norvegesi), per cui ce ne andiamo il prima possibile, rituffandoci fra gli scenari da sogno che si affacciano lungo la strada costiera che ci porta a Stamsund. Sarà la stanchezza che ormai inizia a farsi sentire, oppure sarà che anche qui a parte il porto non è che la vita pulluli, ma la sosta è brevissima. Risalendo per tornare sulla strada principale ci imbattiamo in una bucolica spiaggietta antistante una piccola chiesa isolata...uno scenario di quelli che si pensa esistano solo nelle cartoline...
Ormai i morsi della fame iniziano a farsi sentire, così decidiamo appena possibile di deviare verso Henningsvaer (citata dalle guide come la “Venezia del Grande Nord”...con notevole eccesso di generosità) per cercare quello che fa al caso nostro. Purtroppo quello che fa al caso nostro non c'è, e l'unico ristorante della città ci sembra decisamente fuori portata. Poco male, perché ci basta proseguire per qualche chilometro verso Kabelvag dove un simpatico pub sulla piazza può fornirci quello che cerchiamo: un abbondante piatto di “seafood” come si deve, servito da un simpatico gestore. Molto bene, con la pancia piena è più facile ragionare, e visto il vento che continua a soffiare senza tregua decidiamo che stanotte non piantiamo i picchetti ma ci concediamo il lusso di un letto (e di una doccia, che, dopo 4 giorni, può anche starci...). Visto che Kabelvag è ormai il deserto, ci spingiamo fino a Svolvaer dove senza troppa fatica troviamo una sistemazione dignitosa (benché si trovi in un capannone all'interno del mercato del pesce e le folate di vento risuonino al suo interno...). Ne approfittiamo anche per farci la barba (dopo 4 giorni cominciava a essere fastidiosa), ma questo luogo non è ancora stato raggiunto dall'invenzione dello specchio, né in camera né in bagno; quindi ci arrangiamo come meglio possiamo e ci rasiamo alla cieca (sperimo in bene)... Una volta sistemati i bagagli e fatta la doccia, decidiamo di goderci il meritato riposo (finalmente in un letto serio) immersi nell'”aroma” di pesce della nostra sistemazione.

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