venerdì 25 luglio 2008

DAY 5, Martedì 22 luglio: Di nuovo coi piedi per terra

Dopo una placida e beata dormita (il comfort di un materasso e un cuscino si apprezza soprattutto quando manca da qualche giorno...), ci lanciamo verso Svolvaer, benché la guida dica che non c'è granché da vedere. Vero, solo Luco si fa tentare dale leccornie di una panetteria, che ci regala l'ennesima colazione da nababbbi: da oggi taglio alle spese sulle colazioni. Cerchiamo disperatamente qualcosa che valga la pena di essere fotografato per la cittadina, ma solo qualche angolo del porticciolo sembra essere adatto, per cui senza perdere troppo tempo ci mettiamo in moto. Oggi abbandoniamo le isole Lofoten e ci spostiamo sulle “sorelle”, le isole Vesteralen. Gli spostamenti oggi sono piuttosto lunghi, ma permettono comunque di ammirare il paesaggio circostante, nonostante oggi siamo immersi nelle nuvole e nella pioggia come il peggiore dei tapponi Dolomitici. Verso l'ora di pranzo giungiamo a Sortland, principale villaggio dell'isola di Langoy, dove cerchiamo di procacciarci il pranzo. Come tradizione norvegese, anche qui i supermercati abbondano, e riusciamo a trovare agilmente qualcosa che soddisfi le nostre papille; in pieno stile “Norway Take Away” pranziamo con delle ottime polpette di carne appena cucinate. Opzione da tenere presente anche per i prossimi giorni. Con lo stomaco pieno ripartiamo alla scoperta dell'isola di Langoy, passando da Myre e spingendosi fino a Nyxsund, un piccolo paesello di pescatori (non più di una decina di case) che da città fantasma sta piano piano riprendendo vita grazie alla volontà di un gruppo di volontari che col sudore della fronte sta recuperando quello che resta degli antichi fasti. Il paese è raggiungibile tramite una strada sterrata dove numerose pecore fanno compagnia ai lati della strada (e spesso non solo ai lati...), ed è pittorescamente arroccato ai margini dell'isola, in una posizione da cartolina e fortunatamente ancora lontano dalla grande massa turistica. Dopo questa sosta, giriamo il nostro fido ronzinante e ripercorriamo la strada nuovamente fino a Sortland, costeggiando il fiordo la cui acqua oggi pomeriggio risplende di un colore azzurro che sembra di essere al mare dei Caraibi....purtroppo per per rendersi conto di essere sopra al Cirolo Polare basta mettere il naso fuori dalla macchina, oggi 10° scarsi. Il nostro riavvicinamento alla terra ferma proosegue passando per Lodingen, sull'isola di Hinnoya, dove le poche attrazioni sono costituite dal porticciolo e dal faro sovrastante. Inoltre, essendo le 17 passate, il paese è morto e deserto... Poco male, avanti ancora con la cavalcata verso Nord, abbandonando le isole Vesteralen per ritornare sulla terra ferma ed iniziare a guardarci in giro alla caccia di un posto per la cena. Purtroppo i pochi paeselli che si incontrano lungo la strada non hanno niente da offire, così nonostante l'ora tarda per li orari di cena norvegesi decidiamo di spingerci fino a Narvik. Come volevasi dimostrare, vista l'ora non troviamo nulla che possa fare al caso nostro (a parte un paio di ristoranti italiani che evitiamo a prescindere e un chiosco di dubbia moralità sulla piazza centrale), così anche stasera saccheggiamo un supermercato. E siccome siamo molto attenti (?!?) ad una dieta equilibrata, stasera pesce...da consumare assolutamente nel nostro fido monolocale, che ci ospiterà anche per la notte. Domani continua la scalata al grande Nord.

Pensiero della sera: perché tutti i ristoranti italiani incontrati fin'ora vantano fra le specialità, oltre alle immancabili pizza e pasta, anche il kebab...?

DAY 4, Lunedì 21 luglio: Via col vento.

La notte è come se non fosse passata: il traghetto che doveva originariamente partire alle 00.45 in realtà partirà con più di due ore di ritardo, il che ci vale quattro ore e mezza di smaronaento sulla banchina del porto. Se non altro partecipiamo al tramonto che non c'è, assistendo al sole che si nasconde dietro le colline per neanche un'ora prima di tornare a fare capolino.
Una volta a bordo ci sistemiamo come meglio possiamo, ed in un paio d'ore sbarchiamo a Moskenes, nella parte meridionale delle isole Lofoten. Rintronati come non mai (o forse come sempre...) cerchiamo un angolo dove concederci ancora un paio d'ore di sonno, prima di iniziare la giornata per davvero.
Al “risveglio” ci accoglie uno splendido sole, così non perdiamo tempo e ci dirigiamo subito verso il minuscolo villaggio di Å, costituito da una manciata di vecchie casette rosse dei pescatori di merluzzo, conservate come un tempo ed ora utilizzate come alloggi per turisti. Dopo aver passeggiato con tranquillità per le viuzze dei paesello, dove il tempo sembra veramente essersi fermato, ci rendiamo conto che uno dei due viggiatori (Luco per la precisione) è ancora fra le braccia di Morfeo così la successiva tappa ha lo scopo di svegliare la compagine, quindi colazione... Solo che in questi luoghi ameni non è conosciuto il caffè, quindi ci dobbiamo accontentare di un salutare succo d'arancia... Ritemprati anche nel corpo continuiamo la marcia che ci porterà a risalire le isole Lofoten da sud verso nord. Tutta la strada è un susseguirsi di scorci imperdibili che necessitano di essere immortalati, così la marcia procede lentamente fino a Reine dove ad attenderci c'è un vento che sembra d'essere a Trireste, e che ci accompagnerà fedelmente per tutta la giornata. Come per la maggior parte dei piccoli paesi delle Lofoten, anche a Reine la fibrillante vita di paese è concentrata tutta intorno al porto (con annesso l'immancabile benzinaio, ufficio postale, banca e contorni vari...). Il tempo di unirci alla fibrillazione e poi di nuovo on the road. Fra saliscendi continui e su strade contese fra i fiordi da una parte e da scosese pareti dall'altra, arriviamo a Sakrisoy dove si dice si nasconda un rinomato mercato del pesce....come non approfittarne...? Entriamo titubati, ma Luco non ha dubbi: oggi finalmente Moby Dick entrerà nel suo panino... E così è...usciamo con due freschi panini che consumiamo poco dopo ammirando il panorama sempre incantevole; Moby sembra non essere così male, e nonostante una sorta di “timore riverenziale” nei suoi confronti, si fa mangiare volentieri.
Fra continue soste per non perdere ogni angolo nascosto (splendida la spiaggia di Ramberg, fatta di spiaggia bianchissima e mare cristallino...come la Sardegna ma senza Briatore, senza yacht e con 20 gradi di meno...) ci addentriamo in un altro antico villaggio di pescatori di merluzzo, quello di Nosfjord, Qui la pesca è praticata tutt'ora, ed è incredibile vedere la quantità di baccalà accatastati ormai essiccati...quanto è incredibile immaginare l'odore che emanano... Il vento comincia a farsi insopportabile in questo paesino proteso verso il fiordo, così torniamo in marcia e con uno degli ormai usuali ponti ad arcata incredibilmente alta (chi mi sa dire perché vince un merluzzo...) approdiamo alla terza delle isole Lofoten, e alla cittadina di Leknes. Qui ci fermiamo non perché ci sia nulla di particolare ed imperdibile, ma piuttosto perché è l'ora della merenda. La città infatti vanta un miriade di supermercati e centri commerciali rispetto all'esiguo numero di abitanti (cominciamo a pensare che fare la spesa sia una delle maggiori attività di interesse e divertimento per i norvegesi), per cui ce ne andiamo il prima possibile, rituffandoci fra gli scenari da sogno che si affacciano lungo la strada costiera che ci porta a Stamsund. Sarà la stanchezza che ormai inizia a farsi sentire, oppure sarà che anche qui a parte il porto non è che la vita pulluli, ma la sosta è brevissima. Risalendo per tornare sulla strada principale ci imbattiamo in una bucolica spiaggietta antistante una piccola chiesa isolata...uno scenario di quelli che si pensa esistano solo nelle cartoline...
Ormai i morsi della fame iniziano a farsi sentire, così decidiamo appena possibile di deviare verso Henningsvaer (citata dalle guide come la “Venezia del Grande Nord”...con notevole eccesso di generosità) per cercare quello che fa al caso nostro. Purtroppo quello che fa al caso nostro non c'è, e l'unico ristorante della città ci sembra decisamente fuori portata. Poco male, perché ci basta proseguire per qualche chilometro verso Kabelvag dove un simpatico pub sulla piazza può fornirci quello che cerchiamo: un abbondante piatto di “seafood” come si deve, servito da un simpatico gestore. Molto bene, con la pancia piena è più facile ragionare, e visto il vento che continua a soffiare senza tregua decidiamo che stanotte non piantiamo i picchetti ma ci concediamo il lusso di un letto (e di una doccia, che, dopo 4 giorni, può anche starci...). Visto che Kabelvag è ormai il deserto, ci spingiamo fino a Svolvaer dove senza troppa fatica troviamo una sistemazione dignitosa (benché si trovi in un capannone all'interno del mercato del pesce e le folate di vento risuonino al suo interno...). Ne approfittiamo anche per farci la barba (dopo 4 giorni cominciava a essere fastidiosa), ma questo luogo non è ancora stato raggiunto dall'invenzione dello specchio, né in camera né in bagno; quindi ci arrangiamo come meglio possiamo e ci rasiamo alla cieca (sperimo in bene)... Una volta sistemati i bagagli e fatta la doccia, decidiamo di goderci il meritato riposo (finalmente in un letto serio) immersi nell'”aroma” di pesce della nostra sistemazione.

DAY 3, Domenica 20 luglio: E' un paese per vecchi

La notte in tenda è trascorsa in maniera dignitosa, rovinata solo dalla visita di qualche volatile che ha provocato un risveglio anticipato e lasciato anche un più o meno piacevole ricordo. Dopo aver adempito all'igiene personale minima richiesta dalla comune convivenza, mettiamo ronzinante al galoppo, e costeggiando il fiordo per una mezz'ora raggiungiamo Fauske, cittadina famosa per delle cave di marmo e prima tappa della giornata. Facciamo colazione in una delle numerose stazioni di servizio e ci lanciamo alla scoperta della cittadina. Sarà che non è Hollywood, sarà che à domenica, ma anche qua ad accoglierci non troviamo il sindaco e la banda, ma il deserto; i posti pù frequentati sembrano essere le stazioni di servizio, a quanto pare veri e propri luoghi di ritrovo e fulcro della vita norvegese. E purtroppo capiremo che durante la domenica (speriamo sia solo la domenica) i popoli nordici amano la vita piuttosto tranquilla... Passeggiamo su e giù per la strada principale e per la piazza, e non trovando granché che attiri la nostra attenzione, ricominciamo l'avvicinamento al grande Nord. Prima di giungere a Bodo, principale centro del Nordland, facciamo una deviazione per assistere a quello che presentato come un imperdibile spettacolo della natura. Presso il piccolo centro di Saltstraumen l'alzarsi e l'abbassarsi delle maree crea dei vortici impressionanti, e la massa d'acqua penetra ribollendo in una stretta gola. Purtroppo non arriviamo durante il momento di massima “potenza”, ma in tempo per ammirare il fenomeno. Riempiti dallo spettacolo, torniamo in carreggiata verso Bodo, dove giungiamo nel primo pomeriggio. Anche qui, per mantenere la tradizione di popolo tranquillo, niente fuochi d'artificio al nostro arrivo. Poco importa: gambe in spalla, e fra balle di fieno rotolanti come nella miglior tradizione western scopriamo la città. La nostra avventura parte dal porticciolo turistico per poi addentrarsi verso il centro: dopo 2 minuti ci rendiamo conto di essere già nella piazza principale, ma soprattutto ci accorgiamo che, essendo domenica, è tutto chiuso... Nessun negozio, nessun ristorante, nessuno dei 3 o 4 centri commerciali è aperto, così dopo aver consumato un panino in riva al porto, ci dirigiamo verso la più isolata Boden Kirken, chiesetta anonima ma circondata da molto verde, e ci accomodiamo all'ombra di un albero per una classicissima pennichella. Riprese le forze torniamo verso il centro, ed essendo ormai ora tarda per cenare (in effetti sono appena passate le 18...) cerchiamo disperatamente una fonte di cibo: questo è chiuso, quello costa troppo, quell'altro è indicato sulle guide ma ormai non esiste più... Morale ci ritroviamo in un Kafè a consumare un pasto normalissimo, e ci rendiamo conto di quanto questa civiltà non sia avvezza ai turisti: è stata un'impresa trovare un menù in inglese (l'unico presente consiste in un cartone con un collage della traduzione dal norvegese della lista, usato da cuoco). Compiuta anche questa pratica ci gustiamo un cappuccio da asporto sul porto in attesa che sia ora di dirigerci al traghetto per le Lofoten (che partirà alle 00.45).

Pensiero della sera: la popolazione femminile autoctona ha una loquacità inversamente proporzionale alla bombolosità (intesa come insieme di aspetto, tonnellaggio e volume).

DAY 2, Sabato 19 lugio: Napapijri

Dopo un risveglio tutto sommato agevole, e dopo avere “rassettato casa”, ci mettiamo in marcia alla vota di Mosjoen. Arrivati a destinazione, passeggiamo lungo la Sjogata (antico borgo di antiche case sul lungofiume, testimone del tempo che fu), e ci guardiamo in giro per trovare un posto per la colazione: il nulla. Gira e rigira, incappiamo in un locale gestito da una giovane pulzella di bella presenza, dove possiamo placare la nostra fame. Visto che la cittadina tarda il suo risveglio, ci rimettiamo in carreggiata alla volta di Mo I Rana, terza città del Nordland che sorge lambita dall'acqua dei fiordi. Qui consumiamo l'ormai tradizionale pranzo a base di pane e salmone, direttamente sul porticciolo (dove si affaccia un'enorme statua che ricorda tanto un'omino del calciobalilla...ah, l'ermetismo scultoreo norvegese) e passeggiamo fra le colorate casette lungo il porto e all'interno del paese. Da Mo I Rana ci si dirige poi verso il poco distante Ghiacciaio Svartisen. Per raggiungerlo un arzillo vecchietto effettua un servizio di traghetto per traversare il piccolo lago alle pendici del ghiacciaio, e da qui in circa 45 minuti di camminata fra fiumiciattoli e laghetti lungo l'antica morena si arriva ai piedi del maestoso ghiacciaio. Ritorniamo per la stessa via, e si prosegue...
Siccome l'ora di cena si avvicina (anche se per noi sarebbe l'ora della merenda), questa volta non ci facciamo cogliere impreparati ed iniziamo a guardarci in giro; peccato che le scelte non siano molte, visto che la strada che corre verso il grande Nord non ha molto da offrire fra le tappe principali, e la prossima è a 180 Km... Per fortuna ogni tanto si incontra qualche paesello (4 case di numero), ed in uno di questi ci fermiamo al Kafe (un po' l'equivalente dei nostri bar di paese, che qui servono anche pranzo e cena) a rifocillarci. Considerando la vita del luogo, siamo gli unici clienti, e per questa sera decidiamo di lanciarci su delle tipiche “Kjottkaker”, delle polpette con un nome ben più complicato accompagnate da patate, crema di piselli e immancabile marmellata...abbinamento opinabile. Pancia piena, e di nuovo in moto verso il Circolo Polare Artico. Ci si rende conto di esserci vicini perchè la vegetazione quasi d'improvviso scompare, e il fitto verde lascia spazio ad paesaggio quasi lunare, fino ad arrivare al tanto agoniato parallelo. Breve sosta per le foto di rito, e torniamo in carreggiata, con l'idea di iniziare a guardarci in giro alla ricerca di un giaciglio dove poter piantare la tenda. Nel frattempo proseguiamo verso Fauske, costeggiando lo Skjerstafjorden fra paesaggi bucolici; ci fermiamo in una ridente cittadina (Rognan) nella speranza di trovare un po' di vita, ma come al solito i paesi sono deserti... In compenso troviamo una superkitch sirenetta di legno posta su un palo in mezzo al porto (la famosissima sirenetta di Rognan). Dopo questo interessante episodio ci rimettiamo in marcia fino al raggiungimento di quello che ci può andare bene per la notte: ambiente tranquillo e rilassato, vista mare, libero subito. Aggiudicato.

DAY 1, Venerdì 18 luglio: Piove...senti come piove.

Partenza da Pavia morbidi morbidi alle 4.15 on taxi Goose, e in sole sette ore ci troviamo catapultati all'inizio dell'avventura. Recuperati i bagagli, recuperato ronzinante (Toyota Prius ibridissima, speriamo ci faccia risparmiare un po' così il nostro budget si può impennare)...ad accoglierci non c'è la banda del paese ma una pallosissima pioggia che ci accompagnerà per tutta a giornata; no problem, possiamo metterci in moto...ma per dove...?!? Luco alla navigazione indica la rotta verso nord, ed imbocchiamo la E6 che ci guiderà chilometro dopo chilometro e giorno dopo giorno verso Nordkapp.
La prima tappa è a Stiklestad, anonimo villaggio che ospita la ricostruzione di un'importante battaglia per il popolo norvegese...un po' meno per noi, che non ci soffermiamo piu' di tanto...
Proseguiamo evitando la strada principale e addentrandoci alla ricerca di scenari che catturino la nostra attenzione, fino a giungere a Bòla, sulle rive del Lago Snasavatnet, dove si possono ammirare antiche incisioni rupestri risalenti a più di 5000 anni fà. E' ormai pomeriggio inoltrato, e i morsi della fame iniziano a fari sentire...così ci muniamo di moneta norvegese e ci prepariamo a saccheggiare il primo supermercato in cui ci imbattiamo. Il bottino è costituito da un bel tozzo di pane e dell'ottimo salmone, che ci aiutano a calmare il borbottio del nostro stomaco in attesa dell'ora di cena...che per i norvgesi è non dopo le 18...!! Essendo in questi orari più preparati all'Happy Hour che non alla minestra della nonna...cerchiamo di tirare tardi...col risultato che la cena viene consumata con un untissimo hamburger in un locale di terza categoria...appunto da tenere presente per i prossimi giorni...;-)
Dopo la cena ci rimettiamo in macchina, e proseguiamo ancora lungo la E6 fra noiosi saliscendi e paesaggi a tratti monotoni fino ai pressi di Mojenes, dove dopo 350 e più chilometri decidiamo di "accamparci" per la notte...Peccato che le condizioni climatiche ci abbiano permesso solo di trasformare il nostro ronzinante in un “comodo” loft... Tutto sommato però anche il buon lungo Luco è riuscito a sdraiarsi completamente, i miracoli della tecnoloia giapponese...E questo è solo l'inizio....

giovedì 26 giugno 2008

FIN LA'...? aNDIAmo...!!!

...visto che 3500 Km non sono poi così tanti...perchè non pensare di puntare anche alla Finlandia lungo la strada del ritorno...?!?
Qualche renna...muschi e licheni...Babbo Natale...why not...

sabato 10 maggio 2008

Te l'ho detto...dovevamo girare là...guarda, sono sicuro...!!


Per evitare di dover sentire troppe volte questa frase, oggi sono stati impiegati ben 7,10€ (che però non vanno ancora ad intaccare il cospicuo budget di 36€ al giorno...) per una dettagliatissima Carta Stradale Michelin della Norvegia.
Il solo problema è che la superficie della cartina è superiore allo spazio disponibile in macchina, per cui la consultazione potrebbe essere leggermente problematica...
Ma niente paura...