venerdì 1 agosto 2008

DAY 14, Giovedì 31 luglio: One way ticket to Hell

Questa mattina il sole batte su casa, svegliandoci prima del previsto dopo la notte passata sul terreno piuttosto scomodo. Pronti, partenza, e siamo subito in macchina, per completare gli ultimi chilometri che ci separano da dove tutto ebbe inizio. Siccome la strada banale sarebbe troppo facile, decidiamo di lanciarci in qualche deviazione un po' naif. La prima la facciamo arrivati a Krokom, dove ci lanciamo in stradine sterrate degne del miglior Rally di Svezia per raggiungere quelli che alla fine si rivelano solo dei graffiti piuttosto insignificanti, oltre che di dubbia autenticità. Proseguiamo la nostra marcia fino ad arrivare ad Åre, rinomata (?!?) località invernale e grazioso paesino in mezzo alle montagne. Passeggiando per le vie del centro sembra quasi di essere in una piccola Cortina, con i suoi negozi di sci e contornati dalle verdi vette. Qui ad Åre ci rifocilliamo con un pranzo oggi non ottimo (una sorta di nouvelle couisine svedese) e facciamo provviste per la grigliata di stasera (che faremo chissàdove, ma la faremo...); hamburger, bistecche di qualità e l'inesorabile Re della tavola, protagonista anche sulla griglia in una vesta a noi del tutto nuova. Dopo questa sosta possiamo ripartire per percorrere gli ultimi chilometri, non senza qualche altra deviazione. Dopo lo sconfinamento ed il ritorno in patria Norvegese, ci lanciamo nei pressi di Hegra alla scoperta di nuovi graffiti (questa volta decisamente più autentici), ed infine giungiamo nel diabolico paese di Hell, anche qui attirati dalle numerose incisioni presenti da queste parti. Dopo avere fatto i conti con la nostra coscienza, ormai siamo nei pressi di Trondheim, e iniziamo a guardarci in giro alla ricerca di un posto per la notte. Fra continui saliscendi, strade da Rally di Norvegia (giusto perché abbiamo sconfinato, vecchine che non parlano inglese, spari uditi in lontananza (ma neanche troppo) e villaggi all'apparenza disabitati, dopo lungo peregrinare riusciamo a trovare un angolino che sembra possa fare al caso nostro, Piantiamo casa e ci mettiamo subito ai fuochi. Ad aprire le danze non può che essere Lui, seguito da un paio di ottimi hamburger e da un altro paio di succulente bistecche, il tutto ancora innaffiato dall'ormai affezionata e superba birra Falcon. Col palato soddisfatto possiamo ritirarci, fra l'umido che ci circonda e pronti a lanciarci l'indomani alla scoperta della pazza Trondheim.

DAY 13, Mercoledì 30 luglio: Assalto al potere

Nonostante i “bagordi” della sera precedente la sveglia suona senza ritardo nel bucolico angolo che ci siamo ritagliati per la notte. Solite pratiche di smontaggio e ci si può mettere in macchina. Usciamo attraversand una strada neanche asfaltata dal desolato paese dove siamo finiti e ci rimettiamo in carreggiata; anche oggi chilometri da percorrere almeno per la parte iniziale in mezzo al quasi nulla. Ci concediamo una breve tappa non molto dopo la partenza nell'irreprensibile borgo di Dorotea, consumando la colazione di oggi romanticamente in riva al lago (peccato che siamo sempre io e Luco...). Di nuovo on the road, senza intoppi raggiungiamo per l'ora di pranzo Östersund, cittadina che sorge sulle rive del placido lago Storsjön. Appena arrivati ci rendiamo conto di essere capitati in una città viva ! Le vie del centro pullulano di gente (ma gli svedesi quando lavorando ?!?) e così ci mischiamo a questo andirivieni fra le vie del centro. Fra un avanti e un indietro facciamo tappa per il pranzo e poi ci spostiamo alla periferia della città per visitare il villaggio di Jamtli; si tratta di un antico villaggio dove è possibile gironzolare fra le riproduzioni delle varie attività di un tempo, fra vecchie case e attori in costumi dell'epoca. Questa volta alziamo notevolmente l'età media dei presenti, ma nonostante questo il tutto è piuttosto piacevole. Riempiti anche oggi della nostra dose quotidiana di cultura, torniamo verso la città, ed inizio ad informarci per cercare un giaciglio per la notte (oggi infatti è il giorno designato per la pulizia personale). Gironzolando fra le isole su cui si sviluppa la città giungiamo all'ostello indicato dalla nostra fidata Routard, ma ahinoi non c'è anima viva ad accoglierci. Con le pive nel sacco facciamo dietrofront, e ci fermiamo in un campeggio sulle rive del lago; niente cuscino e materasso ma almeno una doccia calda è garantita. Dopo aver montato casa ritorniamo in città, e continuiamo a passeggiare mischiandoci fra la folla fra le vie del centro e il piccolo porticciolo. Nonostante la sua vivacità, la città non ha particolari punti di interesse, così dopo aver fatto provviste per la serata possiamo tornare al campeggio. Qui ci concediamo la tanta sospirata doccia prima di “metterci a tavola”. Questa sera decidiamo di ribellarci almeno in parte al Re incontrastato delle nostre cene, affiancandogli del principesco tonno in scatola annegato in olio di oliva, il tutto innaffiato da una sopraffina birra Falcon (rigorosamente in lattina). A parte orde selvagge di bambini urlanti il campeggio non offre molte distrazioni: niente vecchi che giocano a scopa a cui lanciare la sfida, niente latino-americano con cui scendere in pista, nessuno con cui socializzare. Così decidiamo di buttarci nella movida di Ostersund; non appena arriviamo in centro ci accorgiamo di essere nel bel mezzo di una festa: infatti da domani pare che inizi un mega festival, ma chiaramente i festeggiamenti iniziano prima... Ci lanciamo tra la folla a fare qualche vasca lungo il porticciolo e incappiamo in una serie di locali allestiti per l'occasione in cui giovani e meno giovani si divertono cantando, ballando, mangiando e bevendo naturalmente, il tutto sotto l'occhio vigile delle forze dell'ordine e fiancheggiati da una serie di taxi pronti a portare a casa chi avesse alzato troppo il gomito (sempre una spanna avanti questi svedesi)... Ritemprati nell'animo nel vedere finalmente una città viva che si diverte, dopo qualche vasca ci ritiriamo nella nostra “tenuta” per riposare le membra...

Riflessione del giorno: la stragrande maggioranza delle pulzelle svedesi è degna di nota, ma quelle che sembrano avere la nostra età o sono in dolce attesa o sono già mamme... Come si fa? Si punta sui vivai o si deve abbassare la soglia (seppur alta)?

DAY 12, Martedì 29 luglio: Grattis på födelsedagen Luco !!

Il risveglio oggi è più gioioso del solito, per merito del buon Luco che proprio qui in terra di Svezia compie 26 primavere. Sbrighiamo ormai con maestria le operazioni di smontaggio tenda e ci mettiamo in movimento, compiendo un piccola deviazione verso nord per visitare le cascate di Storforsen. Percorriamo un centinaio di chilometri in mezzo al nulla e raggiungiamo l'omonimo parco naturale. Oltre a noi, numerose allegre famigliole svedesi (ma gli svedesi non lavorano il martedì ?!?) si sono recate sul posto armate di borse frigo, sdraio e quant'altro per approfittare della bella giornata di sole. Le cascate infatti sorgono in un ampio spazio attrezzato per barbecue con tutto l'occorrente e nelle vicinanze il fiume crea piccole pozze d'acqua dove gli autoctoni sguazzano felici. Passeggiando fra le rocce si raggiungono le cascate, che più che altro sono portentose rapide che scendono dalla montagna; a parte questo piccolo particolare, lo spettacolo vale senz'altro una visita. Dopo aver passeggiato un po' fra le rocce torniamo in movimento, questa volta verso Arvidsajur. Qui appena arrivati consumiamo un sontuoso lunch, con protagonista ancora lui, l'indiscusso re della tavola, ma che questa volta si presenta in abito di gala, ossia ben arrostito e servito con ottime patate. Dopo esserci rifocillati ci rechiamo all'ufficio informazioni; qui veniamo subito etichettati secondo le nostre origini da un ragazzo italiano che lavora qui, ed al quale possiamo chiedere qualche informazione sul percorso da seguire per avvicinarci verso sud. Dopo una piacevole chiacchierata e qualche badilata di depliants guadagnati ci lanciamo alla scoperta di Arvidsajur; visitimo prima la chiesa e poi un villaggio lappone ancora in uso. Non abbandoniamo la cittadina prima di aver fatto provviste per la serata; stasera si festeggia con grigliatona il compleanno, quindi carne di qualità e birra locale a fiumi scendono in campo. Ora possiamo procedere, percorrendo i 200 Km in mezzo al nulla che ci separano dalla tappa di giornata. Nel mezzo, solo una breve sosta per informarci su come gli autoctoni cantano tanti auguri...
Oggi decidiamo di fermarci dalle parti di Vilheimina, che sorge su un grazioso lago sulle cui rive speriamo di trovare un giaciglio per la notte. La ricerca è piuttosto ardua, fra postazioni già occupate e strade infinite che finiscono nel nulla; alla fine troviamo posto nei pressi di un paesino sperduto, sulle rive di un bel fiumiciattolo. Qua c'è tutto quello che ci serve per poter realizzare la nostra grigliata di compleanno, dal risultato ottimo e soddisfacente. Tra qualche birra, qualche stupido video e qualche riflessione la giornata anche oggi giunge così al termine.

martedì 29 luglio 2008

DAY 11, Lunedì 28 luglio: Alla scoperta di Babbo Natale

Le operazioni di sveglia oggi procedono a rilento, complice il jet-lag non ancora smaltito e la tenda montata non proprio in maniera accademica la sera precedente. Nonostante questi piccoli intoppi, alle 9 in punto ci presentiamo baldanzosi alle porte del villaggio di Babbo Natale, pronti ad abbassare l'età media dei presenti. Il villaggio è costituito da una moltitudine di negozi di souvenir (da cui probabilmente si serve lo stesso Babbo), ma il clou è la casa del simpatico vecchietto. Qui è possibile, dopo aver attraversato il suo laboratorio fra gli elfi saltellanti, essere ricevuti (proprio una sorta di udienza...) da Santa Claus in persona. Potevamo esimerci da tale onore ? No. Così attraversiamo anche noi il laboratorio ed alla fine eccolo lì in persona, nella sua stanza tutta agghindata pronto a dispensare grassi sorrisi. Per informazione, Babbo Natale parla un discreto italiano, tifa Ferrari e Valentino Rossi, conosce tutte le province di Lombardia e Piemonte, ed è informatissimo su calciopoli... Dopo una stretta di mano e la foto di rito scattata chiaramente dall'elfo fotografo, possiamo continuare la visita nei dintorni. Proprio all'interno del Villaggio di Babbo Natale passa il Circolo Polare Artico, il cui parallelo è ben evidenziato a terra, e come non scattare una foto a cavallo del Circolo Polare ? Inflazionata ma sempre di grande effetto...
Conclusa la nostra visita al Villaggio e ai milioni di souvenirs nei dintorni, possiamo rimetterci in marcia, sostando di nuovo a Rovaniemi Downtown. Oggi la città sembra essere un po' più viva di ieri sera, anche se le attrazioni rimangono sempre quelle. Prima visitiamo la cattedrale, poi passiamo biblioteca, municipio e teatro della città, opere dell'irreprensibile maestro architetto finlandese Alvar Aalto, poi ci ributtiamo fra le vie del centro alla ricerca di un posto per sfamarci. Fra centri commerciali e affini, alla fine optiamo per un ricco buffet di insalate, pizze, lasagne, polpette e chi più ne ha più ne metta, invitati dalla gentile cassiera con laconico “You can eat all you want”. Pranzo non di certo tipico ma validissimo.
Riempita la pancia, di nuovo in marcia; continuiamo a scendere verso il confine svedese, situato nella ridente città di Tornio. Questa città sorge esattamente sul confine. Ciò vuol dire che una parte è finlandese, una parte svedese (Happaranda); ciò vuol dire che spostandosi di un metro cambia orario, lingua, valuta e stato. Difficile la vita per i Torniesi... La certezza di essere in Svezia si ha vedendo l'enorme centro Ikea piazzato pochi metri dopo il confine, come a simbolo nel nazionalismo svedese. Passando in Svezia l'ambiente sembra subito diverso, in particolare meno freddo e maggiormente fornito di fanciulle di bella presenza. Continuiamo per gli ultimi 120 Km. della giornata fino a giungere a Lulea. Prima di approdare alla città, sostiamo a Gammelstad, antico borgo nato intorno alla vecchia cattedrale e in gran parte ancora conservato come un tempo. Passeggiamo fra le vecchie case in un silenzio e una pace assoluta, prima di completare la tappa di oggi giungendo a Lulea.
Lulea è una graziosa città che sorge quasi all'apice del Golfo di Botnia, in una bella posizione bagnata dalle acque. Cosa non così scontata a queste latitudini, Lulea sembra essere attraversata da un po di vita...con la gente che scorrazza per le vie pedonali del centro, le sue casette colorate baciate dal sole, il suo allegro porticciolo e i suoi rilassanti parchi. Un posto veramente piacevole. Ci facciamo trasportare da questa frizzantezza e anche noi passeggiamo fra le vie del centro e fra i verdi e fioriti parchi, dopo un paio di giorni di generale mortorio finlandese finalmente un po di vita...!! Dopo aver vagato per la città, salutiamo Lulea e cerchiamo un posto dove piantare casa per la notte; ritorniamo verso Gammelstad, dove un piccolo boschetto sembra fare al caso nostro. Per cena scende in campo l'incontrastato re della tavola, ormai un po' stufoso ma sempre attuale. In più stasera la cena è impreziosita da degli ottimi biscotti tipicamente finlandesi, “importati” nei giorni precedenti. Nuovamente frastornati dal continuo cambio di fuso, ci ritiriamo prima del previsto, nell'attesa della festosa giornata di domani.

Quesito del giorno: cosa accomuna le ragazze svedesi e norvegesi, e assolutamente manca in quelle finlandesi, tanto da farle sembrare tutte figlie dei Tokio Hotel ?!?

DAY 10, Domenica 27 luglio: Beati tra le renne

Il risveglio procede un po' a rilento questa mattina, complice un materasso particolarmente comodo che proprio non vuole saperne di lasciarci alzare. Nonostante questo, riusciamo a metterci in marcia verso Inari, situata sull'omonimo lago, prima tappa della giornata. Il primo tratto di strada sembra conciliare il sonno, essendo totalmente dritto e con continui saliscendi, come a volerci cullare. Strenuamente però resistiamo alla tentazione di cadere nuovmente fra le braccia di Morfeo e giungiamo a destinazione. A Inari visitiamo il Siida Museum che racconta usi e costumi della vita Sami e delle difficoltà che sono costretti a superare passando la loro vita in queste terre piuttosto ostili. Dopo la visita del museo si è fatta l'ora di pranzo, così approfittiamo del ristorante all'interno del museo stesso per consumare il nostro lounas, una sorta di buffet che si usa a pranzo da queste parti. Nel posto scelto, oggi consiste in un buffet di insalate e pasta, e stufato di renna, il tutto accompagnato da acqua, caffè o succo di fragola...autoctono e niente male. Con la pancia piena, possiamo rimetterci in viaggio. Anche oggi abbiamo parecchi chilometri da percorrere, e ci troviamo di fronte un paesaggio totalmente diverso da quello a cui eravamo abituati nei giorni passati; montagne e fiordi lasciano spazio ad immense foreste di pini e abeti e a laghi che si perdono a vista d'occhio, mentre è sempre più facile trovare numerose renne che attraversano la strada nei luoghi più improbabili. Attraversando questi paesaggi, giungiamo prima ad Ivalo, dove facciamo scorta di cibo per la serata (ancora salmone, ormai Re incontrastato della nostra tavola) e da Ivalo in poi 160 Km di nulla (tranne le solite renne, sia chiaro...) fino a Sodankyla. Qua ci concediamo una piccola sosta per ammirare l'antica chiesa totalmente in legno, anch'essa unica superstite degli incendi successivi alla Seconda Guerra mondiale, e una pittoresca statua raffigurante, guarda un po', una renna intenta in un deciso corpo a corpo con un uomo Sami. Decisamente folkloristica.
Siccome è ancora abbastanza presto, decidiamo di arrivare questa sera a Rovaniemi, di visitarla domani in mattinata e di ripartire poi verso la Svezia. Nella nostra marcia di avvicinamento c'è tempo per una sosta per la merenda (il chilo di marmellata inizia lentamente a diminuire,,,) e per una sosta ad una piccola festa/mercato Sami, una sorta di Festa dell'Unità lappone, con salmone invece che salamelle ma con la stessa atmosfera.
Rovaniemi ci accoglie un po' desolatamente in questa serata di domenica. Probabilmente i giovani sono tutti a casa a riprendersi dopo i bagordi del weekend, così passeggiando per le vie del centro non c'è certo da sgomitare. Visto che siamo arrivati in città, decidiamo di conservare il re della tavola per domani, e ceniamo in un pub consigliato dalla nostra quasi infallibile guida, dove ci sfamiamo ancora con dell'ottima renna, ben migliore di quella del pranzo, e con sottofondo dal vivo di un terribile karaoke finlandese. Dopo cena riproviamo a fare quattro passi per il centro (anche perché dopo buona parte della giornata passata in macchina le gambe hanno bisogno di muoversi), ma la situazione non è molto migliorata rispetto a qualche ora prima. Dopo un paio di “vasche” salutiamo la città fino a domattina, e iniziamo la ricerca di un posto dove piazzare la tenda. Purtroppo nei dintorni di Rovaniemi non è così facile trovare uno spazio fra i fitti boschi, così dobbiamo fare qualche deviazione a vuoto prima di trovare l'angolino giusto. E anche oggi cala il sipario.

Pensiero del giorno: il famoso trattato della Seconda Guerra Mondiale venne firmato a Yalta (Unione Sovietica), non ad Alta (Norvegia) come mi ero convinto da qualche giorno. Beata ignoranza.

DAY 9, Sabato 26 luglio: I semi dei Sami

La notte trascorsa nel parcheggio di Nordkapp non è delle più agevoli; il vento soffia imperterrito tanto da far continuamente ondeggiare la macchina per tutta la notte, e al nostro fianco sembrava di avere un paio di pinguini, anche loro col cappotto. Doppia maglietta, felpa, pile e sacco a pelo sono appena sufficienti a permettere di dormire, alimentati dalla speranza di trovare al risveglio un panorama che valga questa piccola sofferenza. Al risveglio, 6°C e qualcosa sembra intravedersi sotto i soliti nuvoloni. Attendiamo l'apertura del centro commerciale prevista per le 9, dopodiché possiamo scendere dalla macchina. Per prima cosa scopriamo che il centro apre alle 11 e non alle 9 (chissà perché ci eravamo fissati questa cosa...), così non potendo fare una sosta al caldo, usciamo subito sulla falesia. Rispetto alla sera precedente effettivamente qualcosa si riesce a vedere, anche se non molto, ma c'è di buono che non c'è la ressa di turisti della sera precedente. Scattiamo qualche foto appena in tempo prima che le nuvole tornino ad occupare il paesaggio, e ormai possiamo, non senza qualche rammarico, lasciare il punto più a Nord del nostro viaggio e iniziare la fase discendente. La discesa ripercorre almeno inizialmente il percorso dell'andata, riattraversando tutta l'isola di Mageroya (oggi attenzione ai branchi di renne che spesso si parano nel bel mezzo della strada, d'altronde siamo sempre a casa loro !!!) ed arrivando nuovamente ad Honningsvag. Qui facciamo una piccola sosta per la colazione di rito (qualcosa di caldo dopo la notte ci vuole) e per una breve visita alla chiesa della cittadina, unica costruzione resistita ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Dopo questa piccola parentesi culturale torniamo in marcia, continuando ad allontanarci dal Nord; anche oggi la strada non offre numerose “tentazioni”, solo qualche piccola spiaggia di sabbia bianchissima si apre di tanto in tanto ed è una scusa per una breve sosta, e fino a Lakselv proseguiamo piuttosto filati. Qui ci fermiamo per il pranzo (anche oggi corroborante insalatona dell'ormai affezionato supermercato ICA, dopo aver provato invano a farci cucinare delle polpette direttamente al supermercato...), facciamo qualche provvista (uno strano barattolo di yogurt da 1 kg, che tra l'altro non era neanche nel banco frigo...) e ripartiamo poco dopo visto che la cittadina è anche qua animata dalla solita smania norvegese per il commercio. Da Lakselv, una settantina di chilometri ci separano da Karasjok, ultimo borgo norvegese dal nome “russeggiante” prima delle frontiera finlandese. A Karasjok ci imbattiamo nella cultura Sami, visitando il “Sapmi Park”. Questo parco presenta prima un breve filmato sulla storia del popolo Sami e delle sue origini, poi una simpatica signorina agghindata in abiti tradizionali ci guida attraverso una ricostruzione delle diverse parti di un villaggio, con tanto di prova di lancio del lazo. Riempiti anche da questa badilata di cultura autoctona, ci si presenta l'annoso dilemma di come trascorrere la notte: varcare il confine e spostarsi in Finlandia, o restare ancora per una notte in terra di Norvegia...? Poiché non troviamo una sistemazione che ci aggrada da questa parte del confine, decidiamo di salutare per ora il popolo norvegese e lanciarci alla scoperta del territorio finnico, percorrendo i pochi chilometri che ci separano dal confine (che corre nel bel mezzo del fiume Teno) ed arrivando al minuscolo villaggio di Karingasniemi. Qui puntiamo dritti e decisi al campeggio Tenorinne, quasi sul confine e sulle rive del fiume Teno. Per la notte ci sistemiamo in un grazioso bungalow (stanotte cuscino e materasso), ma soprattutto possiamo concederci una rigenerante e abbondante doccia, e inoltre questa sera cuciniamo noi, essendo il campeggio dotato di cucina. Il menù prevede bisteccazze e wurstel, il tutto innaffiato da un'ottima birra Koff e una birra Sininen, tipicamente finlandesi (col ritorno all'euro anche i prezzi degli alcolici tornano abbordabili). Dopo cena ci ritiriamo nella nostra casetta per gustarci lo yogurt comprato nel pomeriggio e scopriamo che i dubbi nutriti sulla natura dello yogurt erano più che fondati: si tratta infatti di 1 kg di marmellata di fragole, per carità buonissima, ma non era certo quello che ci aspettavamo; poco male, abbiamo trovato approvvigionamento per le prossime colazioni/merende. In ogni caso la cena cucinata con le nostre stesse mani riporta un po' in alto il morale dopo la delusione consumata sul Grande Capo, prima di proseguire l'indomani alla scoperta della Lapponia finlandese.

Quesito del giorno: ma visto che in Finlandia le lancette dell'orologio sono spostate avanti di un'ora rispetto alla Norvegia, tecnicamente si parla di Sole di Mezzanotte...o Sole dell'una ?!?

DAY 8, Venerdì 25 luglio: Capo Nord? Capo-retto...

Il risveglio arriva morbido quest'oggi, complice l'ottima sistemazione trovata per la notte, senz'altro più comoda che la macchina. Ripieghiamo casa e ci mettiamo in marcia, portandoci subito verso il “centro” di Alta per fare provviste per la giornata. Da quà all'arrivo infatti non troveremo granché, quindi è cosa saggia premunirsi: biscotti, yogurt, ormai immancabile salmone, pane e insalatina possono essere sufficienti per trascorrere la giornata. Dopo aver fatto provviste, ci diamo la carica con la solita nutriente colazione (quest'oggi addirittura arricchita con un bel muffin) e si parte. Per una novantina di Km si sale senza incontrare anima viva; siamo lontani dalla costa, e intorno a noi solamente “alberi tristi” ci fanno compagnia. A Skaidi lasciamo alla nostra sinistra la deviazione per Hammerfest e proseguiamo sulla E6, che presto diventerà E69. Torniamo a costeggiare il fiordo nella nostra marcia di avvicinamento all'isola di Mageroya, che raggiungiamo attraversando un tunnel che porta fino a 200 metri sotto il livello del mare (e tanto ingegno civile viene fatto pagare, e neanche bruscolini...). Entrati nell'isola di Mageroya, i paesaggi cambiano bruscamente. Prima la strada è intagliata direttamente nella montagna che scende a picco sul mare, poi si aprono ampi spazi verdi dove è facile vedere qualche renna fare capolino ai lati della carreggiata o consumare il suo pasto poco distante, poi ancora si apre qualche piccola insenatura di spiaggia bianchissima e un mare incredibilmente limpido e azzurro fà capolino... In questo susseguirsi di paesaggi, sotto un cielo nuvoloso ma che non ci fà comunque disperare, giungiamo ad Honningsvàg, ultimo centro prima dell'agognata falesia. Qui facciamo una passeggiata lungo il porticciolo e lungo la via del centro, e consumiamo il nostro pranzo sulle panchine che abbondano qui come in ogni località norvegese. Ripartiamo da Honningvàg baldanzosi per percorrere gli ultimi 35 Km, ed appena tornati sulla strada principale, ecco che le cose iniziano a cambiare. Cambiano i paesaggi intorno a noi, che ormai sono solamente ampi spazi verdi e rocciosi, e soprattutto cambia il tempo; una fitta pioggerellina inizia a scendere, il vento fischia sempre più forte e soprattutto le nuvole si addensano sempre più. In men che non si dica sembra di essere nella più classica nebbia pavese di inizio novembre, con visibilità a 50 metri scarsi. Percorriamo in questo ambiente quasi apocalittico gli ultimi chilometri, rinunciando per forza di cose alla passeggiata che poteva portarci verso il Knivskjelodden (vero punto più a Nord dell'Europa continentale), e senza quasi rendercene conto arriviamo alla meta, avendo macinato dal nostro punto di partenza la bellezza di 2566 km. Altro biglietto d'ingresso (già, si paga anche per arrivare in capo al continente...se vogliamo vedere il lato positivo siamo riusciti a far credere di essere studenti, quindi abbiamo risparmiato un po'), e presi un po' dallo sconforto scendiamo dalla macchina, subito investiti da pioggia e vento, guardandoci intorno smarriti per capire come muoverci nella nebbia. Lo scenario purtroppo è ben diverso da quello che avremmo sperato di trovare: non si vede a 10 metri, piove e il vento soffia tagliente come una lama. Facciamo un primo giro sulla falesia e scattiamo qualche foto giusto per rendere ai posteri l'idea di quello che ci troviamo davanti, poi ahinoi rientriamo nel triste centro commerciale che fà da cornice a questo spettacolo naturale. Negozi di souvenirs, bar, ristornati popolano quello che è un centro commerciale in piena regola anche qua, ai confini della terraferma. Cerchiamo come possibile di passare il tempo, nella speranza che il meteo cambi; ci ritiriamo per un po' in macchina a rifocillarci con yogurt e biscotti, e poco dopo il nostro ritorno sulla falesia qualcosa sembra per un attimo cambiare. Le nuvole iniziano ad aprirsi, si riesce addirittura a vedere il mare davanti a noi, così come la terra circostante...allora qualcosa dietro le nuvole esiste davvero...!! Approfittiamo di questo momento di grazia per scattare qualche foto un po' più sensata, e ci ritiriamo in macchina per consumare la nostra frugale cena a base di pane, companatico e l'ormai immancabile salmone, speranzosi che nel frattempo le nuvole di diradino definitivamente. Purtroppo però il nostro desiderio non viene accontentato, e le nuvole invece che diradarsi tornano a farsi fitte, col risultato che la visibilità è ancora vicina allo zero tondo, il tutto sempre contornato da vento e pioggia. Non ci resta che tirar tardi per questa sera, fra continui vai e vieni per il centro commerciale, attendere di vedere la “nebbia di mezzanotte” e documentare con tanto di filmato autentico questo momento (insieme a orde inferocite di turisti mordi e fuggi, che alle 23 in punto sbarcano da decine e decine di pullman che provenienti da chissàdove), passare la notte nel nostro monolocale appartato nel parcheggio insieme a camperisti che adottano la nostra stessa tecnica (ok, probabilmente stando un po' più comodi) e sperare che domattina la situazione sia un po' migliorata. Ma soprattutto, non ci resta che sperare di riuscire a dormire in questa landa in cui il freddo la fà da padrone.